Tutela del patrimonio ittico in Myanmar

Gli abitanti del Golfo di Martaban vivono di pesca. Scoprite come cercano di razionalizzare lo sfruttamento della fauna ittica con il sostegno di Helvetas.
TESTO: Hanspeter Bundi – FOTO / VIDEOS: Flurina Rothenberger

Win Tun e Than Aye sono fieri pescatori, come tutti in famiglia da generazioni. Abitano nel Golfo di Martaban in Myanmar che, grazie alle maree, per i pesci è un luogo ideale dove deporre le uova. Le pescatrici e i pescatori della regione uniscono le forze per preservare questo ecotopo.

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Than Aye (sinistra), Win Tun e il loro figlio più piccolo. © Helvetas
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Than Aye e Win Tun vanno verso la loro barca. © Helvetas
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Win Tun prepara la sua barca per la pesca. © Helvetas
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Nella vita di Than Aye e Win Tun, tutto è legato alla pesca. Anche la loro casa odora di pesce. Le loro gioie e le loro preoccupazioni dipendono dal pescato, entrambi sono nati da famiglie di pescatori, dove il mestiere si tramanda di padre in figlio da generazioni.

Than Aye, buddista, ha 46 anni. Win Tun, musulmano, ne ha sei in meno. Hanno cinque figli, dai 4 ai 22 anni. «Non siamo ricchi, ma nemmeno poveri», racconta Than Aye. «Abbiamo un tetto sopra testa e sempre qualcosa da mangiare». I ritmi delle maree scandiscono la loro quotidianità.

Quando arriviamo alla loro casa siamo un po’ delusi perché non si vede il mare neppure in lontananza. Solo nei giorni di novilunio e di luna piena la marea è sufficientemente alta da riempire i canali e le insenature nei pressi dei villaggi di pescatori. «Vieni, ti faccio vedere la mia barca», dice Win Tun.

A pochi passi dalla porta di casa, la barca di Win Tun giace inerme, adagiata sulla sabbia. Ma tra pochi giorni riprenderà il largo e Win Tun, insieme ad alcuni aiutanti, trascorrerà due settimane in mare aperto. A volte, racconta Than Aye, suo marito è una sorta di eroe. Le chiediamo se non ha mai paura per lui. Di paura ne ha, ma racconta:

«Un tempo, quando non c’erano ancora i cellulari, era molto più dura. Spesso non avevo sue notizie per due intere settimane. Oggi invece riusciamo a sentirci al telefono tutti i giorni.»

Than Aye, moglie

Nel breve tragitto che ci separa dalla barca siamo passati accanto a una statua di Shin Gyi, la divinità dei corsi d’acqua. Prima di prendere il largo, i pescatori offrono dei doni a Shin Gyi, ad esempio noci di Betel, riso o zucchero. Chiediamo a Than Aye se a volte prega affinché suo marito torni a casa sano e salvo. Ci porta allora al tempietto di Buddha che ha costruito al primo piano della sua casa. «Qui prego insieme ai miei figli», spiega.

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Than Aye prega affinché suo marito torni a casa sano e salvo. © Helvetas
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Shin Gyi è la divinità dei corsi d’acqua. © Helvetas
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Nel Golfo di Martaban il pesce è la fonte principale di sostentamento per decine di migliaia di persone, non soltanto per le famiglie dei pescatori, ma anche per i commercianti, le donne del mercato, i costruttori di barche o le operaie di fabbrica. Sulla costa orientale ci sono tre fabbriche che acquistano ed esportano pesce.

L’imprenditore Soe Win è socio e co-direttore della Mawlamyaing Holdings Ltd. Ci mostra volentieri – e con orgoglio – la fabbrica che ha costruito insieme ai suoi colleghi in 20 anni di attività. Nel centro di lavorazione, refrigerato e pulito, le operaie avvolgono i pesci in appositi involucri protettivi e li preparano per la cella frigorifera. Da qui i pesci vengono esportati direttamente in Cina, Malesia e Singapore. 

I pesci leggermente danneggiati o quelli che non incontrano il gusto dei consumatori esteri finiscono nei mercati ittici regionali. Al mercato del pesce di Thaton c’è una grande scelta. Passiamo nei vicoli stretti tra le venditrici e ci rammarichiamo di non poter rimanere qui per poter acquistare e cucinare il pesce e scoprire la varietà dell’offerta.

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Venditori al mercato del pesce di Thaton. © Helvetas
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Venditori al mercato del pesce di Thaton. © Helvetas
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Venditori al mercato del pesce di Thaton. © Helvetas
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In un villaggio di pescatori isolato conosciamo Thein Myant, un rivenditore che porta i pesci destinati all’esportazione dai pescherecci alle fabbriche. I pescatori di Saik Ka Ye non lo considerano un avversario, ma uno di loro. È un rispettato membro del comitato di pescatori del suo villaggio, perché paga prezzi equi e porta il ghiaccio per i contenitori termici.

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Thein Myant è membro del comitato di pescatori. © Helvetas

A Saik Ka Ye quasi tutte le famiglie vivono di pesca. Tuttavia il mondo dei pescatori, la loro vita che segue il ritmo delle maree e l’alternanza tra delusione e successo sono in pericolo. Dal 1979, infatti, le risorse ittiche davanti alla costa del Myanmar si sono ridotte del 90 %. Ciò è «motivo di grande preoccupazione», si legge in un rapporto di scienziati norvegesi.

Da sei mesi i pescatori hanno fondato un proprio comitato per confrontarsi insieme sulla situazione corrente e sulla vulnerabilità delle zone di pesca. Ci raccontano come gli esperti locali per lo sviluppo insegnino loro a gestire un’organizzazione e farsi ascoltare dalle autorità.

Attraversando risaie e canali in secca giungiamo sulle rive del Golfo, alla banchina dove attraccano i pescherecci. Lì rimaniamo sotto il sole cocente e vediamo con i nostri occhi l’immenso bassofondo nel Golfo di Martaban e la difficoltà di trovare buone zone di pesca.

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Le barche sono pronte per prendere il largo. © Helvetas

Oltre 30 villaggi del Golfo di Martaban partecipano a un progetto per la gestione sostenibile delle zone di pesca e per la tutela dell’ambiente. Helvetas ha ricevuto l’incarico dalla DSC di realizzare il progetto e conta su pescatori e commercianti, su grossi esportatori, sulle autorità e soprattutto sui comitati per lo sviluppo dei villaggi, affinché gli abitanti del Golfo prendano in mano il destino del villaggio e del proprio lavoro.

Chiediamo a Win Tun se ha anch’egli notato una riduzione del pescato. «Porto a casa più o meno la quantità di pesce di prima», risponde in prima battuta. Ma approfondendo il discorso emerge che deve lavorare più a lungo e più duramente, e che i pesci di grandi dimensioni sono diventati decisamente rari.

Tutti coloro ai quali abbiamo chiesto i motivi di questa riduzione, hanno risposto in maniera unanime: ci sono ancora troppi pescatori che pescano con reti a maglie strette. E poiché non rispettano i periodi di riproduzione, la proliferazione naturale dei pesci viene compromessa.

«Naturalmente i pescatori sono ben consapevoli di ciò che fanno. Ma hanno bisogno di guadagnare giorno per giorno. Non possono fare altrimenti.»

Soe Win, direttore della Mawlamyaing Holdings Ltd.

Gli uomini del comitato di pesca hanno adottato alcune misure per contrastare l’uso di reti a maglie strette. «Se veniamo a sapere che qualcuno utilizza le reti proibite, andiamo direttamente a parlargli», racconta l’intermediario Thein Myant. Con questa tattica i pescatori di Saik Ka Ye hanno avuto successo. Oggi nel villaggio nessuno utilizza più queste reti.

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Than Aye, Win Tun e i loro figli. © Helvetas

Grazie all’esperienza maturata in altri progetti di protezione, Helvetas sa che i divieti da soli non bastano, e promuove perciò anche nei villaggi del Golfo di Martaban lo sviluppo di artigianato, commercio e agricoltura. Le popolazioni non devono più essere costrette a distruggere le proprie basi per il sostentamento per potersi assicurare la sopravvivenza.

La pesca deve rimanere un’attività interessante anche per la prossima generazione. Ad esempio per il diciassettenne Yae Thewe, che ben presto assumerà il comando sulla barca di suo padre Win Tun.

«Felicità è poter gettare la rete. Felicità è immergermi per sbrogliare una rete. Felicità è catturare molti pesci.»

Yae Thewe, figlio

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