Yezina sfida tutte le difficoltà

Yezina non si lascia scoraggiare dalla propria disabilità. Vuole diventare una sarta di successo e decidere da sola come vivere la sua vita.
TESTO: Susanne Strässle – FOTO / VIDEOS: Patrick Rohr

Nulla può dissuadere la giovane etiope Yezina Zeru dall’attuare i suoi progetti, tanto meno il suo handicap. Vuole diventare una brava sarta e vivere la sua vita come desidera.

Per capire la storia di Yezina, bisogna andare a Tanqua. A due ore di bus a nord di Bahir Dar, poi a piedi attraverso campi di terra dura e ruscelli in secca. Yezina impiega solo un’ora per arrivarci. Questa donna minuta cammina così come vive la sua vita, malgrado il suo handicap: con agilità, ostinazione e perseveranza.

Una volta arrivata al suo villaggio, viene a sapere che sua madre, vedova, è andata a un funerale. La casa fatta di rami, assi e argilla nella quale Yezina è cresciuta, quel giorno è vuota. Nella cucina con focolare aperto c’è solo un vitello.

Sorelle da mondi diversi

Se è delusa, Yezina non lo dà a vedere. L’incontro con sua sorella Mitikie è molto caloroso – quattro baci, risate. Si siedono sul letto nella casa della madre. Dei recipienti in argilla sono posati sul pavimento della stanza buia, gli utensili per la casa e per i campi sono sistemati sotto il tetto di lamiera ondulata.

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Un progetto per il futuro: il modello di formazione innovativo accompagna soprattutto le donne svantaggiate come Yezina nell’ingresso nel mondo del lavoro. © Helvetas
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Il rapporto con la sorella Mitikie è molto profondo, nonostante tutte le differenze. © Helvetas
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Il rapporto con la sorella Mitikie è molto profondo, nonostante tutte le differenze. © Helvetas
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Yezina piace ai bambini del suo villaggio natale. © Helvetas
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Una volta Yezina e Mitikie dormivano qui. Sono molto unite, nonostante vivano in mondi tra loro molto diversi. Mitikie, che è rimasta al villaggio, non è mai andata a scuola; ha 35 anni e cinque figli. I lavori nei campi e le faccende domestiche rappresentano la sua quotidianità. In confronto a lei, Yezina sembra una cittadina, con i suoi vestiti, i suoi capelli accuratamente pettinati e il suo telefonino, con il quale dà istruzioni sulla cura della figlia a casa.

È molto legata al villaggio e ai suoi abitanti. Ma si sente anche fiera di chi è diventata: una donna indipendente con una famiglia, un lavoro e un futuro.

La giovane donna piena di energia dirige la sua sartoria a Bahir Dar, ma non è stato facile. Il futuro non sembrava roseo, quando è nata 27 anni fa, penultima di nove fratelli.

Da piccola si è ammalata gravemente, probabilmente di poliomielite, e la sua gamba si è deformata. Da quel momento Yezina ha avuto molte difficoltà a camminare. Il suo handicap si è rivelato essere un’opportunità. «Poiché non potevo lavorare nei campi, sono stata l’unica della famiglia che mio padre ha mandato a scuola», racconta. I suoi fratelli e le sue sorelle non sanno né leggere né scrivere.

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© Helvetas/Patrick Rohr
Pane quotidiano a Bahir Dar: i lavoratori a giornata aspettano il lavoro lungo la strada © Helvetas/Patrick Rohr

La capitale della regione di Amhara, dove vive oltre mezzo milione di persone, è famosa per i suoi monasteri sul lago Tana e le cascate del Nilo Azzurro. Ma la città conosce oggi un afflusso di giovani dalle campagne, che rendono Bahir Dar una delle città con il tasso di crescita più veloce dell’Etiopia.

Per accorgersene, la mattina basta raggiungere uno dei grandi incroci stradali: centinaia di persone aspettano al bordo della strada che un camion si fermi e li porti in un cantiere a lavorare. La maggior parte aspetta invano.

Un diploma in tre mesi

Se Yezina non deve più accontentarsi di lavori occasionali, è grazie a un programma di formazione professionale lanciato da Helvetas nel 2015. Dopo aver visto l’annuncio su dei cartelli pubblicitari, Yezina si è informata presso gli uffici della città: si trattava di una formazione professionale di tre mesi per giovani provenienti da famiglie povere. E in particolare era rivolto a persone svantaggiate come lei: donne affette da un handicap, madri single od orfane a causa dell’AIDS.

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La scuola professionale ha infatti segnato l’inizio della sua indipendenza: Yezina con il formatore Abebe Kassa. © Helvetas

Ha seguito uno dei primi corsi e, tre mesi dopo, ha sostenuto con successo l’esame finale riconosciuto dallo Stato. Non è la sola: delle circa 1'100 persone – di cui oltre l’80 % donne – formate nel 2015/2016, il 90 % ha superato l’esame e il 76 % ha trovato un lavoro fisso o è diventato una lavoratore indipendente poco dopo la conclusione della formazione. 

Il risultato è impressionante, merito del sistema di finanziamento basato sulla performance degli enti di formazione: gli enti sono retribuiti interamente solo quando i diplomati trovano un lavoro con un guadagno sicuro.

«Questo metodo ha permesso un cambiamento di mentalità. Oggi i formatori si concentrano in misura molto maggiore sull’integrazione nel mercato del lavoro.»

Chalachew Gebeyehu, responsabile di progetto di Helvetas

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Sono dieci le professioni proposte fino ad ora, dal falegname all’addetto alla ristorazione e al settore alberghiero, dal meccanico al parrucchiere e al sarto.

Servizio clienti incluso

Da circa un anno, Yezina ha creato la sua impresa. Il quartiere dove vive e lavora non è ricco, ma è vivace. Le donne cuociono i cereali davanti casa sul bordo della strada, altre sono sedute fuori su delle basse panche.

Il negozio di Yezina si trova in una strada sterrata, fiancheggiata da case semplici fatte di lamiere e tavole. Una corda per il bucato è tesa sopra la strada, qui non c’è il problema del traffico automobilistico. «La gente non ha molti soldi», spiega Yezina. E proprio per questo ha capito che una sartoria era la scelta giusta: «Le persone avranno sempre bisogno di vestiti, e se hanno poco denaro, si fanno rattoppare quelli che hanno». Yezina racconta di come vanno le cose con il nuovo negozio e cosa fa affinché i clienti vadano da lei anziché da altri.

Yezina ha la sua strategia di marketing. I clienti che portano a riparare solo un capo pagano di più rispetto ai clienti abituali. È invece il contrario per gli abiti nuovi: chi si fa confezionare un abito per la prima volta beneficia di uno sconto di benvenuto.

Ma questa volta Yezina è ferma sulla sua posizione. È fuori questione realizzare un grosso ricamo per meno di 600 birr, ovvero 27 franchi. Ad Anchinalu Getinet spiega gentilmente ma con fermezza quanto lavoro comporta. Malgrado tutto, sono troppi soldi per la vicina, che vorrebbe farsi cucire e ricamare un abito tradizionale etiope, uno di quelli che le donne indossano per le occasioni speciali o per andare in chiesa.

Le trattative vanno per le lunghe. Alla fine, si mettono d’accordo per un modello più semplice che costa 500 birr. Yezina si è accaparrata un incarico e ha guadagnato la fiducia di una nuova cliente.

Un sorriso per i clienti

Ogni mattina, Yezina posiziona la sua macchina da cucire sulla strada davanti al negozio, per mancanza di spazio all’interno ma anche perché così tutti possono vedere quello che cuce! Va da sé che indossa spesso le sue creazioni. Come fa ad attirare nuovi clienti? «Offrendo un buon servizio», risponde Yezina.

«I clienti esigono puntualità, affidabilità - e un sorriso cordiale.»

Yezina, donna d’affari

Mette da parte quello che le resta ogni mese e vorrebbe chiedere un prestito senza interessi al Fondo per le donne per comprare una nuova macchina da cucire. Oltre alle conoscenze tecniche, i corsi di formazione del programma di Helvetas includono anche la gestione d’impresa affinché i diplomati imparino l’essenziale in materia di marketing, di contabilità e di servizio alla clientela, ma anche come stilare un piano d’impresa e risparmiare in modo sicuro.

Il certificato rilasciato alla conclusione del corso di formazione permette loro di chiedere alla loro municipalità un prestito senza interessi o un locale commerciale sovvenzionato.

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Yezina e il marito davanti al loro piccolo negozio. © Helvetas
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Yezina con una cliente. © Helvetas
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Yezina Zeru al lavoro. © Helvetas
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Per i giovani non si tratta solo di mere conoscenze tecniche. Hanno bisogno di prospettive per costruirsi un posto nella vita, in particolare le donne.

Spesso, una formazione le protegge da un matrimonio precoce. Con i loro introiti, si guadagnano uno status e il diritto di parola in famiglia. È stato questo anche il caso di Yezina, ma in senso contrario.

«I miei genitori erano convinti che una persona come me non si sarebbe mai sposata.»

Yezina Zeru, sarta, moglie e mamma

Ma lei non si è lasciata influenzare. «Sapevo che Tadele era quello giusto», ci confida, parlando di colui che è diventato suo marito.

Anche Tadele Desta ha un handicap: la sua mano è paralizzata e ha difficoltà a parlare. Ma anche lui rammenda vestiti: con il dorso della mano riesce a infilare la stoffa sotto il piedino premistoffa. Yezina lo ha visto per la prima volta proprio davanti a una macchina da cucire. Le è piaciuto subito.

Oggi Yezina e Tadele formano una buona squadra dalla risata contagiosa e si consultano per tutte le decisioni. Sono orgogliosi genitori di Yabsira, due anni. Dedicano tutte le loro energie al futuro della loro piccola. Yezina spera soprattutto di riuscire a darle una cosa: «Un’istruzione, che duri il più a lungo possibile».

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