Quando il sole pompa l’acqua

Ecco come la costruzione di una pompa solare ha facilitato la vita degli abitanti di un piccolo villaggio del Mali.
TESTO: Liliane Eggli – FOTO / VIDEOS: Fatoumata Diabaté

È ancora buio pesto a Faradiélé, un piccolo villaggio nel sud-ovest del Mali. I grilli friniscono. Ogni tanto si sente il ragliare di un asino. I primi galli cantano. Nella capanna di fango di Mamou Sangaré, Nani, la figlia più piccola, si rigira nel sonno e cerca di stringersi ancora alla madre, che però si libera delicatamente dall’abbraccio e si alza. Si veste, mette un foulard attorno alla testa ed esce. Poco dopo sento il suono ritmico delle scope in cortile.

Come ogni mattina, le donne della grande famiglia puliscono il cortile. Quando anche io esco in cortile, quello che vedo mi lascia sorpresa. Per riuscire a vedere qualcosa, ogni donna si è incastrata una torcia tra collo e spalla e nella luce delle torce balenano nuvole di polvere. Tutt’intorno il buio.

Verso le sette dalle capanne escono i bambini, con gli occhi ancora assonnati. In ginocchio, si lavano usando una brocca d’acqua. I grandi aiutano i più piccoli. Al centro Zé, il marito di Mamou, si pulisce i denti con un ramoscello. Per colazione c’è riso con salsa di arachidi, gli avanzi riscaldati della cena di ieri. Nel frattempo l’orizzonte si è tinto di rosso. Il nuovo giorno può iniziare.

Acqua grazie alla forza del sole

Non sempre le giornate in cortile sono iniziate in maniera così tranquilla e così tardi. Quando Mamou era ancora una ragazza, doveva alzarsi alle quattro o anche prima per andare a prendere l’acqua. «Mia madre cercava sempre di arrivare per prima alla pozza, perché l’acqua era ancora più o meno pulita. Se c’era già qualcuno, doveva prima aspettare che il fango si depositasse di nuovo. E spesso l’acqua non bastava per tutti». Mamou ride amichevolmente mentre mi descrive la situazione. Mamou ride sempre. Mamou ha la risata più contagiosa di tutta Faradiélé.

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«Da bambina dovevo alzarmi alle quattro per andare a prendere l’acqua con mia madre. Oggi il sole pompa l’acqua per noi.»

Mamou Sangaré, casalinga e piccola imprenditrice

Acqua nel sottosuolo ce n’è a sufficienza nella zona, ma senza un pozzo non è disponibile nella stagione secca, che i cambiamenti climatici hanno reso sempre più imprevedibile. Il fiume ha sempre meno acqua e si secca. Durante la stagione delle piogge l’acqua non sale più ai livelli del passato. Nel villaggio gli alberi sono più radi di dieci anni fa.

«L’anno scorso la pioggia è arrivata troppo tardi. Perfino le api si radunavano attorno al nuovo pozzo, perché non c’era più acqua da nessun’altra parte», racconta Ousmane Makan Sidibé, il responsabile di progetto locale di Helvetas.

Con l’aiuto di Helvetas, nel 1987 il villaggio ha costruito un primo pozzo, che negli anni ha iniziato a dare qualche segno di cedimento. Ogni due settimane c’era un guasto e i pezzi di ricambio non erano facili da reperire. «Cercavamo una soluzione affidabile e conveniente, che rappresentasse un vero miglioramento per le persone qui», racconta Ousmane.

Naturalmente sarebbe stato possibile sostituire la vecchia pompa a pedale, ma Ousmane, che tutti sanno essere molto ingegnoso, non voleva accontentarsi della prima soluzione disponibile. Ha riunito professionisti di diversi settori – ingegneri, costruttori e tecnici dell’energia solare – per testare nuove idee. La soluzione che hanno trovato è una combinazione innovativa di tecnologie esistenti: una sorgente, una pompa solare, una cisterna d’acqua e un pozzo.

Questo pozzo si trova esattamente tra la scuola e il centro sanitario, sul cui tetto sono montati i pannelli solari. L’energia prodotta dai pannelli alimenta una pompa elettrica che si aziona non appena l’acqua nella cisterna scende sotto un certo livello.

La pompa si attiva con un semplice galleggiante, simile a quello dello sciacquone del nostro WC. Dalla cisterna, costruita da artigiani locali, l’acqua va al pozzo, dove le donne possono prenderla da uno dei due rubinetti.

Il costo di 20'000 franchi per la pompa solare è nettamente più alto che per una pompa a pedale o a mano. «Ma al più tardi in cinque anni questa soluzione risulterà molto più vantaggiosa, perché i costi di manutenzione sono minimi”, spiega Ousmane. Da agosto 2014 il team di Helvetas ha costruito altri quattro pozzi solari nella regione. «E con tutti i cinque pozzi non c’è ancora mai stato un problema tecnico. Le pompe funzionano benissimo», racconta Ousmane.

Mamou arriva alla pompa solare con due dei suoi bimbi, poco dopo che il custode del pozzo Yacouba Diarra ha aperto il recinto che lo protegge da capre, polli e mucche. Tutti e tre si tolgono le scarpe prima di entrare nel recinto. Niente deve contaminare la qualità dell’acqua che sono finalmente riusciti ad avere nel villaggio.

Djakaridia, il figlio più grande di Mamou, spinge il bidone sotto il rubinetto e si appoggia disinvolto alla pompa mentre il bidone si riempie in pochissimo tempo. Nani, la sorellina di sette anni, nel frattempo gioca con le altre bambine, mentre Mamou parla con le donne. Da un anno e mezzo, andare a prendere l’acqua a Faradiélé è diventato quasi un piacere.

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Djakaridia aspetta che il bidone sia pieno. © Helvetas
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Il figlio di Mamou la aiuta a prendere l’acqua. © Helvetas
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Da un anno e mezzo scorre acqua pulita dal rubinetto. © Helvetas
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Gli effetti della nuova, inconsueta e affascinante tecnologia solare sulla vita del villaggio si manifestano ancora in modo graduale. Gli abitanti iniziano ad apprezzare il nuovo pozzo? Si impegnano di più per il suo mantenimento? Che il figlio più grande di Mamou, in quanto maschio, aiuti a prendere l’acqua, non è comunque una cosa ovvia. Mamou risponde alla mia osservazione con la sua inconfondibile risata.

Amata e rispettata

A mezzogiorno Mamou si siede nella sua piccola bancarella al centro del villaggio. Ha passato tutta la mattinata a friggere dolcetti. Su una piccola stufa a legna in mattoni, l’olio si mantiene caldo. Una porzione dopo l’altra, Mamou toglie le tortine dalla pentola. Scambia una parola amichevole con ogni cliente. La sua offerta va ben oltre la pasticceria: una vicina ha bisogno del dado, un giovane compra del pesce, un motociclista si ferma per prendere qualche cipolla. Le donne ordinano del riso per il giorno dopo.

La scuola finisce alle 12 per i bambini del gruppo di mattina, mentre quelli del gruppo del pomeriggio a quell’ora si avviano verso la scuola, perché i banchi sono troppo pochi per tutti i bambini del villaggio. In un attimo regna il caos intorno alla bancarella di Mamou. Solo pochi bambini possono permettersi di comprare un dolcetto, gli altri cercano di elemosinarne uno da Mamou, che si difende con l’aiuto della suocera. Decisa, ma sempre con la sua bella risata.

«Nessuno di noi ha il senso degli affari come Mamou; è l’imprenditrice della famiglia.»

Korotoumou Samaké, cognata di Mamou

Mamou e suo marito Zé sono molto rispettati nel villaggio. «Quei due hanno una grande energia e si impegnano per tutto il villaggio», dice Fatoumata Seydou Koné, in viaggio per conto di Helvetas come consulente di igiene a Faradiélé e in altri otto villaggi. Con il nuovo pozzo viene anche spiegato come mantenere l’acqua pulita durante il trasporto e una volta a casa. Fatoumata spiega alle persone come rimanere in salute. Ha organizzato diversi eventi, per l’intero villaggio, per le donne, per le scuole. «Con alcune donne abbiamo messo in scena uno spettacolo teatrale», racconta Fatoumata. «E le proiezioni di film attirano sempre tante persone».

A Faradiélé, dove i divertimenti sono rari, vedere un film è un avvenimento che nessuno vuole perdersi. La cosa va a vantaggio di Fatoumata – e dell’igiene. Inoltre Fatoumata prende a modello alcuni abitanti del villaggio, come Mamou e suo marito Zé. Con ottimi risultati: lavarsi le mani, il presupposto essenziale per una vita in salute, oggi nel villaggio è una cosa naturale. Così come la consapevolezza che ogni famiglia ha bisogno di una latrina.

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Mamou con il marito Zé e i loro bambini davanti a casa. © Helvetas

L’acqua tanto desiderata

È quasi sera. La scuola è finita anche per il gruppo del pomeriggio. Prima di rientrare a casa, i bambini vanno al pozzo solare a prendere l’acqua necessaria per il giorno dopo a scuola. Anche Kadiatou, la figlia più grande di Mamou, fa parte del gruppo. Ha 11 anni, le piace andare a scuola e ci spiega che un giorno, da grande, vuole diventare dottoressa. Ma adesso bisogna prendere l’acqua. Un insegnante sta vicino al recinto e fa in modo che tutto avvenga in maniera ordinata, controllando che non più di tre bambini alla volta entrino nel recinto. Anche i più piccoli aiutano come possono. I loro recipienti sono spesso così grandi che è difficile immaginare come riescano a sollevarli.

Un ragazzo con una maglietta del Barcellona e una giacca troppo grande per lui prova a passare avanti con scaltrezza. Senza riuscirci. Il maestro fischiando lo richiama indietro. Una gallina ha approfittato della breve confusione per entrare nel recinto e i ragazzi la scacciano gridando. Ad aspettare fuori c’è il prossimo problema: le capre e le mucche hanno sete e ogni recipiente aperto è un invito. I bambini difendono la loro acqua gettando pietre al bestiame e cercando di allontanarsi il più in fretta possibile.

I due ragazzi più grandi giocano nel cortile con un pallone che si sono fatti da soli con degli scarti di plastica. Le sere tropicali sono brevi e presto scende la notte. In una pentola sul fuoco sta cuocendo della polenta, il piatto preferito di Mamou. E dopo cena subito a letto, perché la batteria che fa funzionare l’unica lampadina deve essere risparmiata.

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Mamou guarda al futuro con ottimismo. © Helvetas

«Come vedete il futuro della vostra famiglia?», chiedo ancora alla coppia. «Ho iscritto Mamou al corso di alfabetizzazione», risponde Zé. Mamou non voleva. Finora se l’è cavata bene anche senza saper né leggere né scrivere, aveva obiettato. Ha cose più importanti da fare che andare a scaldare i banchi di scuola. «Ma alla fine mi ha convinta», afferma lei ridendo. È evidente che a Zé fa piacere che riesca a ridere anche di se stessa.

Come ogni madre, Mamou si augura solo il meglio per i suoi figli. «Dovranno diventare persone importanti. Medico o poliziotto», sostiene. «E anche se restassero contadini, hanno bisogno di una solida formazione come base per il loro futuro», aggiunge Zé. «Ma soprattutto devono rimanere sani». Mamou non può che dargli ragione. E non c’è da stupirsi che lo faccia con una calorosa risata!

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