La vita della famiglia Chakma è cambiata davvero

Scoprite come la famiglia Chakma è riuscita a costruire un vivaio grazie al sostegno di Helvetas, lasciandosi così la povertà alle spalle.
TESTO: Hanspeter Bundi – FOTO / VIDEOS: Simon B. Opladen

Grazie a un vivaio, una famiglia nelle colline del Bangladesh si è potuta lasciare alle spalle povertà e indigenza. La figlia maggiore Surjaa Rani Chakma studia all’università, un’opportunità che sua nonna e i suoi genitori non potevano nemmeno sognare.

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Nonna Mongal Puti (sinistra), papà Hema Kumar e figlia Surjaa Rani. © Helvetas

Surjaa Rani appartiene al piccolo mondo del villaggio di Bodhipur, nelle colline di Chittagong. Già da ragazzina aiutava nelle faccende domestiche. Sa come far bruciare un fuoco lentamente senza che la stanza si riempia di fumo, e come trasportare al meglio una caraffa piena di acqua.

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Surjaa continua a dare una mano nei lavori di casa. © Helvetas
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Surjaa continua a dare una mano nei lavori di casa. © Helvetas
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Surjaa è in contatto con le sue amiche di scuola. © Helvetas
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Ingresso in un mondo nuovo

Surjaa svolge con abilità e grande naturalezza tutti i lavori dentro e fuori casa. Eppure, si comporta come se non appartenesse del tutto al mondo dei contadini. Surjaa Rani – la «regina della luce» – ha cominciato a studiare scienze sociali. Surjaa spera che dopo gli studi potrà trovare un posto di lavoro presso il governo o in un’organizzazione di pubblica utilità, in modo da aiutare le persone in difficoltà. Spera anche di poter sostenere un giorno i propri genitori, che ora le rendono possibile l’inizio di una nuova vita.

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La figlia Surjaa Rani (sinistra), la nonna Mongal Puti e il padre Hema Kumar guardano con speranza al futuro. © Helvetas

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Una vita faticosa

La nonna racconta com’era la vita in passato, quando nessuno andava a scuola e i contadini bruciavano le radure nel bosco per piantare riso e verdure. A quei tempi i figli dei contadini non ricevevano un’istruzione.

Mongal Puti sospira. Quando, dopo alcuni anni il terreno si era impoverito, i contadini ne dissodavano un altro lotto e il bosco si riprendeva il vecchio campo. Il monsone arrivava e poi se ne andava. I suoi figli diventavano contadini e le sue figlie sposavano contadini. Le cose stavano così e non cambiavano; nel frattempo Mongal è diventata vecchia e debole.

«C’era solo il duro lavoro. Piantare il riso. Raccogliere il riso. Arginare la foresta.»

Mongal Puti, nonna

«Surjaa ha la possibilità di imparare qualcosa, e ciò è un bene.»

Mongal Puti, nonna

Cosa pensa la nonna della strada che ha preso sua nipote? La vita trascorsa tra banchi di scuola e libri è migliore? Mongal solleva lo sguardo e con un movimento della mano fa capire quanto sia ingenua questa domanda. Queste sono domande che fa chi non conosce il lavoro fisico. La conversazione l’ha stancata e Surjaa l’aiuta a sdraiarsi sul letto dove è sdraiata anche Mintu Rani, la sorella di Surjaa che si sta riprendendo da un’influenza.

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Mintu Rani, sorella di Surjaa, insieme alla nonna Mongal Puti. © Helvetas
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Nonna Mongal Puti ricorda una vita molto faticosa.           © Helvetas
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Mongal è orgogliosa di sua nipote Surjaa. © Helvetas
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Nascita di un’impresa familiare

La casa della famiglia di Surjaa si trova su un dolce pendio che scende fino al torrente Maniksari, dove sono situate le risaie. O meglio, dove le risaie si trovavano prima delle ultime intemperie. Qui vivono 120 famiglie all’interno di case semplici, una vicina all’altra, e collegate tra loro da una rete di sentieri battuti. Tra le case si possono trovare alberi da frutto disposti in modo irregolare.

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Papà Hema Kumar insieme a sua moglie Nil Mala. © Helvetas

Il padre di Surjaa, il cinquantenne Hema Kumar, dice: «Non siamo istruiti. Dobbiamo lavorare». Nel 2005, insieme a sua moglie Nil Mala e ad altri contadini del villaggio è passato dalla tecnica del debbio alla coltura permanente. È stato il primo passo dall’agricoltura di sussistenza a quella orientata al mercato, che genera reddito.

Helvetas ha aiutato le famiglie contadine del villaggio a organizzarsi, a migliorare i metodi di coltivazione e a ottenere prezzi migliori per il proprio raccolto.

Alcuni anni fa Hema e Nil osarono un secondo passo costruendo un vivaio, nel quale vendono anche piantine di verdure. Il vivaio è stato un successo, e già dal primo anno ha permesso loro di pagare le tasse scolastiche per Surjaa.

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Nil Mala durante il lavoro quotidiano nel suo vivaio. © Helvetas
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Nil Mala ha costruito il vivaio insieme a suo marito. © Helvetas
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Hema Kumar nel suo vivaio. © Helvetas
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Una battuta d’arresto e un nuovo inizio

In seguito è arrivato il monsone più forte a memoria d’uomo e con esso la catastrofe del 13 giugno 2017. Per tre giorni piovve incessantemente e i terreni assorbirono tutta l’acqua. Parte del pendio cominciò a franare e le case vennero travolte. Nel villaggio morirono nove persone, quattro delle quali facevano parte della numerosa famiglia di Surjaa. La loro casa venne danneggiata solo marginalmente. Tuttavia la valanga di fango e l’acqua alta sommersero il vivaio.

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Una frana ha distrutto il campo della famiglia. © Helvetas

Sul volto del padre cala un’ombra quando ne parla. Quando una settimana dopo la sciagura tornò per la prima volta al vivaio, notò che non tutto era perduto: dallo strato di fango spuntavano, infatti, alcune piante. Così Hema e Nil si rimisero subito al lavoro.

«Ho dovuto dire a mia figlia che da quel momento sarebbe stato più difficile pagare i suoi studi. Ma le ho anche detto che l’avrei sostenuta fino alla fine del bachelor.»

Hema Kumar, padre di Surjaa

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I genitori di Surjaa coltivano nuove piante. © Helvetas

Nel frattempo i genitori di Surjaa hanno ricominciato a vendere le piante del loro vivaio, innestando addirittura alcune piante di mango, che saranno pronte per la prossima stagione.

Una famiglia sempre unita

Quando i genitori si impegnano per dare ai propri figli una buona formazione, non si tratta solo di ambire a posti di lavoro ben pagati: è soprattutto una questione di dignità. Così come in tanti altri Paesi, anche in Bangladesh i contadini non godono di molto rispetto e vengono considerati rozzi e analfabeti. Spesso vengono anche trattati con arroganza. Perciò molti genitori vogliono che i propri figli non subiscano più questo genere di disprezzo. Papà Hema dice: «Mia figlia farà più progressi di quelli che abbiamo fatto noi. E io sarò sempre orgoglioso di lei».

«Non dimenticherò mai quello che mio padre e mia madre hanno fatto per me.»

Surjaa Chakma, figlia

I genitori di Surjaa non sono andati a scuola. Qualche anno fa, Surjaa insegnò al padre a scrivere il proprio nome e adesso lui non firma più i documenti che lo riguardano con l’impronta del pollice destro. Surjaa racconta questo salto di qualità con la stessa naturalezza con la quale racconta dei suoi studi.

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