La parola alle donne

Delle giovani donne in Guatemala rompono con i ruoli tradizionali.
TESTO: Hanspeter Bundi – FOTO / VIDEOS: Simon B. Opladen

Irma si è spaventata quando è entrata nel locale che le era stato assegnato dal comune per l’ufficio delle donne. Era una stanza buia, umida, al piano terra, freddamente illuminata da una lampadina a risparmio energetico che penzolava dal soffitto. Non c’era altro. Non un tavolo, non una sedia, tanto meno una macchina da scrivere o un computer. «C’era solo questa stanza vuota», racconta. Per lei era come un simbolo di quanto poco contasse per il comune l’ufficio delle donne. Oppure, vedendola in modo un po’ più positivo, un segno dell’incapacità delle autorità municipali di assecondare le richieste di pari opportunità.

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Nell’ufficio delle donne di Concepción Chiquirichapa si riuniscono tutte le donne che vogliono smuovere qualcosa nella comunità. © Helvetas

Un rimedio all’inadeguatezza delle autorità

Le autorità comunali di Concepción Chiquirichapa erano oberate dalla decentralizzazione, che assegnava loro maggiori competenze nella pianificazione delle strade e dell’approvvigionamento idrico, in ambito scolastico, sanitario e sociale. Non avevano alcuna esperienza nel pianificare adeguatamente un progetto, nel definire budget e nel formulare domande di finanziamento. Oltretutto, erano abituate a trattare i cittadini non come partner, ma piuttosto come sottoposti sempre pronti ad avanzare richieste. Con il progetto Servime, Helvetas insegna ai responsabili locali ad adempiere ai loro nuovi compiti in modo trasparente ed efficiente. È un aspetto decisivo per il futuro del Paese, poiché promuove anche la fiducia delle persone nelle autorità e nella politica.

Concepción Chiquirichapa è un comune di 20'000 abitanti, che vivono nel capoluogo o in uno dei tanti villaggi dei dintorni. Qui, nelle regioni montuose occidentali del Guatemala, si è preservata gran parte della cultura Maya. Il lavoro nei campi, la lingua, l’abito tradizionale delle donne. Ma dietro questa facciata pittoresca ci sono numerose famiglie a pezzi perché il padre è emigrato negli Stati Uniti. Le gravidanze di giovani adolescenti sono all’ordine del giorno. Alcolismo e violenza contro le donne sono fenomeni ampiamente diffusi. Le ragazze abbandonano gli studi più spesso e più precocemente rispetto ai ragazzi e nelle istituzioni politiche le donne sono a malapena rappresentate.

Irma Dolores Hernández, cresciuta in una grande famiglia dai valori tradizionali, già da bambina rifiutava l’idea che le donne fossero inferiori agli uomini. A 13 anni ha contribuito a fondare un club per i ragazzi e le ragazze del posto. Ha lavorato come volontaria per Habitat, un ente assistenziale che si impegna a garantire abitazioni dignitose e salubri. Ha fondato un’associazione per tessitrici nella quale dava corsi di cucina e cucito. Sebbene non abbia frequentato una scuola di specializzazione, a Concepción è diventata una persona conosciuta.

Guatemala Mutmacherinnen | © Helvetas
«Le donne hanno più senso pratico. Ma molte hanno paura di parlare davanti alle persone e di candidarsi alle elezioni.»

Irma Dolores Hernández, responsabile dell’ufficio delle donne

Dare voce alle donne

Quando il comune era alla ricerca di una responsabile per l’ufficio delle donne, Irma si è candidata e, con sua grande sorpresa, è stata assunta. Aveva 36 anni, era combattiva e si era posta un obiettivo primario: voleva rafforzare le capacità e l’autoconsapevolezza delle donne e dare una voce a tutti coloro che in Guatemala non ce l’hanno. Alle donne, ai giovani, agli indigeni. Tutti dovrebbero imparare a esprimersi pubblicamente e a farsi valere contro le beffe o le resistenze perpetrate da uomini, anziani e persone influenti.

Anche il progetto di Helvetas si pone gli stessi obiettivi. Durante i corsi Irma ha imparato a organizzare l’ufficio per le donne e a garantirne il sostegno economico. Oggi l’ufficio è ormai avviato e Irma ha a disposizione un budget per le sue attività. Al mattino offre consulenza alle donne che si rivolgono a lei con i loro problemi. Alcolismo, violenza, molestie sessuali e stupri. Infedeltà e divorzi. Nel pomeriggio visita i villaggi dei dintorni per parlare di violenza domestica, educazione e delle capacità inespresse e inutilizzate delle donne. Incoraggia tutte a partecipare attivamente alle assemblee e organizza corsi per combattere la paura di parlare in pubblico.

Irma ha sconfitto questa paura già da tempo. Quando si alza e argomenta nel suo modo tagliente, gli affermati politici comunali non riescono a tenerle testa. Irma conosce le regole dell’amministrazione e i complessi rapporti tra le autorità municipali. Potrebbe pensare di candidarsi per la carica di sindaco? Nega: «Non adesso. È troppo presto. Devo ancora migliorare la mia preparazione politica ». Poi aggiunge: «Da me pretendo di più che da chiunque altro». Chiude la porta dell’ufficio dietro di sé e usciamo nella luce della piazza del mercato. È il Corpus Domini, una festa importante dell’anno liturgico cattolico, ma la gente compra e vende come fosse un normalissimo giorno di mercato. Si sentono gli odori della carne arrostita e delle pannocchie di granoturco. Giovani uomini alticci lanciano qualche apprezzamento alle ragazze, che li prendono in giro. Un’immagine in segatura colorata, che al mattino degli uomini anziani hanno sparso sulla strada in onore del corpo di Cristo, è cancellata e non più riconoscibile.

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Le donne insegnano alle donne. © Helvetas / Simon B. Opladen
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Chi vuole dire la sua e partecipare alle decisioni deve sapere come è organizzato lo stato. © Helvetas
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Flora è stata sostenuta dalla madre nella sua ribellione. © Helvetas
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Formazione politica in cortile

Passiamo davanti alla chiesa, imbocchiamo una stradina in salita, bussiamo a una porta ed entriamo in un cortile interno, dove Flora, Olga e Susanne spiegheranno le prossime elezioni a un gruppo di donne. Nel cortile ci sono alcune sedie, un grande scaffale con piante di patate germinate, contenitori e attrezzi di ogni genere, ancora utilizzabili o anche no.

Le tre giovani donne si sono preparate. Hanno creato una lista elettorale fittizia e appeso manifesti elettorali immaginari sui quali non compaiono parole di forza e unità, non ci sono simboli di partiti e primi piani di politici, ma personaggi conosciuti dei cartoni animati. Il serpente a sonagli, il leone, il maiale, anche il gatto del villaggio dei Puffi. Senza voler essere sarcastiche.

Fuori si sentono le esplosioni dei mortaretti che qui accompagnano tutti i giorni di festa. Ogni volta che qualcuno batte sulla porta in lamiera che dà sul vicolo, il rumore è assordante. Deve essere stato così quando negli anni Ottanta del secolo scorso il generale e dittatore Ríos Montt ha condotto una guerra spietata contro gli indigeni con il suo esercito e ogni botto o qualsiasi colpo a una porta faceva trasalire le persone. La guerra di Montt si basava su un profondo disprezzo per i Maya, i Garifuna, gli Xinca e tutti gli altri popoli del Paese. Un disprezzo che caratterizza la società latino-americana fin dalla conquista degli spagnoli e che perdura ancora oggi.

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Oggi la giovane donna un tempo così timida dà lezioni di educazione civica. © Helvetas

Nello stipato cortile interno a Concepción Chiquirichapa non c’è posto per lo sdegno. Olga, Susanne e Flora stanno in piedi sicure di sé e sorridenti davanti alle loro ascoltatrici, alcune delle quali potrebbero essere le loro madri. «Abbiamo dei diritti», dice Flora. «Abbiamo il diritto di parlare e di riunirci». Le donne annuiscono. «Abbiamo il diritto di andare in comune a chiedere l’acqua potabile», prosegue Flora. «Abbiamo il diritto di mandare i nostri figli a scuola. E abbiamo il diritto di votare». La sua voce è ferma. Le ascoltatrici annuiscono. Le parole semplicemente le escono dalla bocca. «Ero timida, molto timida», ci racconterà più tardi. A scuola aveva una paura terribile che la maestra potesse chiamarla alla lavagna a spiegare qualcosa ai compagni. «Sudavo, e a volte piangevo», racconta.

«Perché le donne non dovrebbero dire la loro? Non abbiamo forse una testa per pensare?»

Flora Beatriz Cabrera Lorenzo, attivista e specialista in formazione degli adulti

Pensare con la propria testa è un dovere

Flora Beatriz Cabrera Lorenzo è cresciuta in una famiglia numerosa di piccoli contadini e ha dovuto mettere presto da parte il suo desiderio di studiare psichiatria. Nella grande famiglia non c’erano soldi per gli studi e il padre era convinto che, soprattutto per una ragazza, fosse sufficiente frequentare le elementari. Con il sostegno di una madre combattiva e sicura di sé, Flora è riuscita comunque a terminare la modesta formazione di insegnante di scuola primaria e grazie ai corsi di Helvetas oggi è una formatrice per adulti e impiegata presso il comune.

Flora ammira Irma, l’insegnante e la mentore di una nuova generazione di giovani donne. «Io e le mie amiche abbiamo potuto varcare le porte che Irma ha aperto per noi», afferma. Adesso, all’età di 22 anni, in un cortile interno di Concepción Chiquirichapa, cerca di aprire delle porte anche per altre donne. «Sprechiamo il nostro tempo a guardare telenovele, non ci farebbe male ogni tanto guardare un telegiornale», dice alle donne nel cortile interno. Per le elezioni si deve essere informati; solo se si riflette bene ha senso prendervi parte. E conclude: «Riflettere è un dovere, anche nei confronti del nostro popolo».

Quello di cui Flora qui non parla sono i dubbi fondamentali che talvolta attanagliano anche lei. Il Guatemala non sta andando bene. La criminalità dilaga. Droghe. Rapimenti. Rapine. Il tasso di omicidi è tra i più alti al mondo. Mentre il tasso di successo delle indagini per crimini violenti è vicino allo zero. Sempre più spesso la gente si fa giustizia da sola. Le notizie di linciaggi di presunti delinquenti si accumulano. Molti rivolgono la loro disperazione anche contro se stessi. Solamente a Concepción Chiquirichapa, racconta Irma, nell’ultimo anno si sono suicidate sei persone. Ragazze che sono rimaste incinte troppo presto senza volerlo. Uomini e donne crollati sotto il peso dei debiti. Giovani che non sono stati in grado di sottrarsi al regime restrittivo di casa.

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Durante la lezione pratica in vista delle elezioni anche ridere tutte insieme – dell’atteggiamento degli uomini o dei partiti – aiuta a combattere l’insicurezza. © Helvetas

Uscire dall’ombra 

Nessun miglioramento in vista. La maggior parte dei politici che quest’anno si è presentata alle elezioni nazionali voleva solo avvicinarsi il più possibile alle risorse finanziarie dello Stato. Gli incarichi statali non vengono assegnati ai migliori, ma alle persone vicine a un ministro o a un sindaco. «Vedo solo politici che pensano a se stessi», dice Flora. Lei vuole fare diversamente e uscire dall’ombra solitamente riservata alle donne delle famiglie povere. Qualche settimana fa ha annunciato a casa di voler entrare in politica. Era una sera di giugno. Le donne e le ragazze erano sedute a mangiare attorno al fuoco, il padre sedeva da solo al tavolo.

«Voglio candidarmi per la commissione di sviluppo del nostro villaggio», ha detto Flora nel silenzio della cucina. Il padre ha reagito irritato: «Vorresti dire che le donne dovrebbero comandare il paese? «Perché non dovremmo poterlo fare? Non abbiamo forse una testa con cui pensare?» «Se non ci riescono gli uomini, come potrebbero riuscirci le donne?», ha insistito il padre. «Abbiamo i vostri stessi diritti», ha ribattuto Flora, seccata al pensiero che il padre pensi in modo così retrogrado. Flora è una di quelle donne che vive sulla propria pelle le difficoltà di cui soffre il Paese. Percepisce la rassegnazione con cui tutti commentano la politica e sente storie sull’inaffidabilità delle autorità. Il machismo appartiene alla sua realtà quotidiana. Da bambina si indignava quando il vicino maltrattava la moglie e da ragazza ha imparato, durante i i corsi di Helvetas, a tradurre questo sdegno in azione. «Autoestima» è stata la parola più importante che le ha lasciato il primo corso. Autostima. Stima di se stessi e del proprio valore. La consapevolezza di avere delle capacità, e di poterle impiegare.

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