© Helvetas/Patrick Rohr
Balerna e Zurigo – 14 novembre 2018

Helvetas: il rimpatrio dei rifugiati Rohingya è prematuro

© Helvetas/Patrick Rohr

L’organizzazione di sviluppo svizzera Helvetas è preoccupata per l’annuncio che il rimpatrio dei rifugiati Rohingya dal Bangladesh al Myanmar inizierà a partire dal 15 novembre. Helvetas è firmataria – assieme ad altre 41 organizzazioni che operano in Myanmar e in Bangladesh – di una lettera indirizzata alle autorità di questi due paesi. Le ONG ricordano ai due governi il loro impegno a non procedere con un rimpatrio dei Rohingya fintanto che le condizioni di sicurezza non l’avrebbero permesso e la garanzia che ciò sarebbe comunque avvenuto su una base volontaria e dignitosa.

Helvetas e 41 organizzazioni umanitarie e della società civile che operano nello Stato di Rakhine e nei campi profughi dei rifugiati Rohingya in Bangladesh sono estremamente preoccupate dal fatto che il rimpatrio dei rifugiati Rohingya potrebbe cominciare già il 15 novembre, come annunciato il 30 ottobre dal Gruppo di lavoro dei governi del Bangladesh e del Myanmar.

I governi del Myanmar e del Bangladesh hanno assicurato ai rifugiati e alla comunità internazionale che il rimpatrio avrebbe avuto luogo solo se quest’ultimo fosse stato sicuro, volontario e dignitoso. Helvetas invita entrambi i governi a mantenere le loro promesse.

ONU: il ritorno dei Rohingya sarebbe prematuro

L’ONU ha ripetutamente dichiarato che in Myanmar le condizioni non sono ancora propizie per un ritorno. I rifugiati continuano a scappare dal Myanmar e sarebbe dunque prematuro facilitare ora un loro rimpatrio. Il ritorno contro la propria volontà dei rifugiati Rohingya in Myanmar – dove la loro vita e la loro sicurezza sono tuttora seriamente minacciate – costituirebbe una violazione al principio fondamentale di non-refoulement.

I rifugiati ci hanno sempre detto di voler tornare nel loro paese d’origine o in un altro paese a loro scelta. Vogliono però che siano loro garantiti pari diritti e cittadinanza. Vogliono essere sicuri che le violazioni estreme dei diritti umani ci cui sono stati vittime siano cessate e che i responsabili di tali violenze siano assicurati alla giustizia. Non vogliono tornare in condizioni di prigionia, senza libertà di movimento o senza possibilità di poter accedere ai servizi o ai mezzi di sussistenza. Temono che delle condizioni del genere diventino poi delle misure permanenti, come nel caso dello Stato centrale di Rakhine, dove 128'000 Rohingya e altri musulmani sono confinati all’interno di campi, senza poter fruire della libertà di movimento da oltre sei anni.

I rifugiati Rohingya hanno paura di tornare

Soprattutto, i rifugiati ci dicono di aver paura. Sono scappati in Bangladesh per cercarvi rifugio e sono molto riconoscenti al governo di aver loro offerto questa possibilità. Ciononostante, ora sono terrorizzati dall’idea di ciò che potrebbe accadere se fossero rinviati in Myanmar, soprattutto a causa del fatto che non hanno ricevuto informazioni precise in merito.

“Vogliamo veramente tornare a casa, ma non senza aver ottenuto la cittadinanza… Devono garantirci la cittadinanza e una vita normale, come le altre persone che vivono in Myanmar… Ci devono lasciar vivere in pace e non farci del male.”

“Ho un fratello in Myanmar… Hanno ancora paura a dormire la notte. Temono sempre di venire uccisi nei propri letti. Dopo essere arrivati qui, grazie a dio e al governo del Bangladesh, possiamo dormire di nuovo. Ma mio fratello non può ancora farlo.” [Donna rifugiata di 30 anni che vive in un campo profughi in Bangladesh]

L’UNHCR deve svolgere un ruolo chiave nel processo di rimpatrio

In qualità di agenzia delle Nazioni Unite incaricata della protezione dei rifugiati, l’UNHCR deve svolgere un ruolo chiave in qualsiasi processo di rimpatrio organizzato. In particolare, fornendo ai rifugiati delle informazioni obiettive, aggiornate e accurate, nelle lingue pertinenti e nei formati appropriati, consentendo ai rifugiati di prendere decisioni veramente libere e informate sull'esercizio del loro diritto di rimpatrio, ottenendo il loro consenso e assicurando che le condizioni di base siano soddisfatte.

Chiediamo ai governi del Bangladesh e del Myanmar di onorare i loro impegni e a garantire che i rifugiati in Bangladesh siano in grado di decidere liberamente sul loro ritorno, sulla base d’informazioni complete e imparziali sulla situazione nello Stato di Rakhine. Le agenzie dell’ONU dovrebbero poter accedere senza restrizioni in tutte le zone dello Stato di Rakhine, al fine di fornire tutte queste informazioni e sorvegliare la situazione nelle aree di possibile rimpatrio.

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